Nel venticinquesimo anniversario della Fondazione PUPI, le ragazze di Scampia portano in Piazza del Plebiscito il valore sociale del calcio femminile.
Il 26 settembre 2026 in Piazza del Plebiscito a Napoli si è realizzata una serata si solidarietà che non è terminata quando si sono spente le luci del palco. Anzi, proprio da quel momento, ha cominciato a produrre i suoi effetti e per noi dell’Associazione Dream Team ha significato qualcosa in più.
Napoli ha ospitato “Una Serata di Stelle per PUPI”, il charity show organizzato per celebrare i venticinque anni della Fondazione P.U.P.I., nata nel 2001 per volontà di Javier Zanetti e Paula de la Fuente. Una serata nella quale sport, musica e solidarietà si sono incontrati, coinvolgendo artisti, campioni dello sport, istituzioni e associazioni impegnate quotidianamente sul territorio.
Tra le realtà napoletane sostenute dall’iniziativa c’è anche il progetto “Calcio Donna a Scampia”, promosso dalla “Associazione Dream Team – Donne in rete”. Un riconoscimento importante per un’esperienza che utilizza il calcio femminile come strumento di partecipazione, inclusione e crescita.
Perché un campo di calcio può sembrare soltanto un rettangolo con due porte e un pallone che corre da una parte all’altra. A Scampia sappiamo bene che può essere molto altro.
Sport e solidarietà nel cuore di Napoli
Sul palco di Piazza del Plebiscito, condotto da Federica Masolin e Gianluca Gazzoli, si sono alternati artisti e sportivi, da Max Pezzali a Elisa, da Tullio De Piscopo a Fabio Rovazzi, LDA, Aka 7even, Lola Ponce e Rosario Miraggio.
Accanto alla musica non poteva mancare il calcio, con Javier Zanetti, Gianfranco Zola, Giovanni Simeone, Andrea Carnevale e Ciro Ferrara, tra gli altri protagonisti.
E naturalmente Napoli non poteva dimenticare Diego Armando Maradona. Federico Buffa, accompagnato al pianoforte dal maestro Alessandro Nidi, gli ha dedicato uno dei momenti più intensi della serata, mentre Andrea Carnevale e Ciro Ferrara hanno riportato alla memoria gli anni vissuti accanto al campione argentino.
Ma in mezzo a tanti nomi conosciuti dal grande pubblico, quella sera sul palco sono salite anche alcune delle nostre ragazze che ogni settimana si allenano a Scampia.
I venticinque anni della Fondazione PUPI
Per comprendere il significato dell’iniziativa occorre tornare al 2001, quando Javier Zanetti e Paula de la Fuente decisero di creare in Argentina la Fondazione PUPI, con l’obiettivo di offrire opportunità ai bambini, agli adolescenti ed alle famiglie che vivono situazioni di vulnerabilità.
Nel corso degli anni la Fondazione ha sviluppato un modello che mette insieme educazione, salute, alimentazione, sostegno alle famiglie, cultura e sport. Una scelta tutt’altro che casuale.
Chi lavora nel sociale sa bene che la fragilità raramente nasce da una sola causa e, di conseguenza, difficilmente può essere affrontata con una risposta unica.
Tra i programmi sviluppati dalla Fondazione PUPI ci sono “Mamá Amor”, dedicato alla prima infanzia e alle famiglie, “Alternativa di Vita”, rivolto ai bambini, e “Lo Sport ci Rende Uguali”, che utilizza proprio la pratica sportiva come strumento socio-educativo. Ed è grazie a quest’ultimo strumento che le distanze tra Buenos Aires e Scampia diventano improvvisamente molto più piccole.
Elisa incontra le ragazze di Scampia
Per le giovani calciatrici la storia era cominciata qualche giorno prima della manifestazione, quando Elisa era arrivata sul campo per incontrarle. Un incontro successivamente raccontato in Piazza del Plebiscito attraverso un video.
C’è un’immagine particolarmente bella. Un pianoforte accanto al terreno di gioco, Elisa che canta “Anche fragile” e “Se piovesse il tuo nome”, le ragazze intorno ad ascoltare. Da una parte gli scarpini, dall’altra i tasti del pianoforte.
Due mondi apparentemente lontani che, invece, hanno parecchio in comune. Entrambi richiedono disciplina, allenamento, capacità di esporsi e, perché no, anche il coraggio di sbagliare per poter migliorare.
Quelle immagini proiettate sui maxischermi hanno raccontato un’altra Scampia, non quella cristallizzata negli stereotipi, ma quella delle associazioni, degli educatori, delle famiglie e, soprattutto, delle ragazze che chiedono semplicemente di avere delle opportunità.
Perché il calcio femminile a Scampia conta davvero
Quando parliamo di calcio femminile a Scampia non stiamo discutendo soltanto della possibilità per una ragazza di praticare uno sport. Stiamo parlando anche di libertà e modelli culturali.
Per generazioni il calcio è stato considerato quasi esclusivamente un territorio maschile. Molto è cambiato, certamente, ma sarebbe ingenuo sostenere che ogni barriera sia ormai scomparsa. Creare occasioni nelle quali bambine e adolescenti possano giocare significa permettere loro di poter scegliere.
Sul campo si impara a passare il pallone e, inevitabilmente, ad affidarsi a un’altra persona. Si scopre che una partita non si vince da sole, che si può perdere senza sentirsi sconfitte e che si può cadere per poi rialzarsi.
Sembra soltanto sport? Noi pensiamo di no.
In territori nei quali la povertà educativa può ridurre le occasioni di socialità e partecipazione, disporre di un luogo sicuro nel quale incontrare coetanee e adulti di riferimento significa costruire relazioni e appartenenza. Il calcio diventa così il punto di partenza, non necessariamente quello di arrivo.
Sei progetti per lasciare qualcosa alla città
“Una Serata di Stelle per PUPI” ha sostenuto sei progetti napoletani dedicati all’infanzia, all’adolescenza e all’inclusione sociale.
Accanto a “Calcio Donna a Scampia” sono stati individuati “I Fuoriclasse di Napoli, Edizione Sportiva”, “Tutt’n’ata storia… per vincere domani”, “Sport Senza Frontiere”, “Via dalla Strada… Andiamo per Mare…” e “Un Mare, Infinite Piscine”. Tante esperienze differenti, ma accomunate tutte da un elemento fondamentale, lavorano nei territori.
I grandi eventi riescono ad accendere i riflettori, attirare attenzione e mobilitare risorse. Il lavoro sociale, però, ha bisogno soprattutto di continuità ed ha bisogno di esserci il giorno dopo.
La partita più importante continua fuori dal campo
Le luci di Piazza del Plebiscito si sono spente, il palco è stato smontato e la città ha ripreso il proprio ritmo mentre a Scampia le ragazze sono tornate ad allenarsi.
Noi dell’Associazione Dream Team continueremo a fare la nostra parte perché sempre più ragazze possano trovare nello sport uno spazio nel quale crescere libere, consapevoli e protagoniste delle proprie scelte.
Non sappiamo quante diventeranno calciatrici. A pensarci bene, non è nemmeno questa la domanda più importante. La domanda è un’altra. Quante potranno diventare, anche grazie alle opportunità incontrate lungo il proprio percorso, le donne che desiderano essere? Se il calcio riuscirà a dare loro qualche possibilità in più, il risultato più importante non sarà scritto su nessun tabellone, sarà stato ottenuto fuori dal campo di gioco.