Il nostro sostegno di sempre: comunicato dell’UDI di Napoli

Postato il: febbraio 20, 2012 da admin No Comments

Alla madre, alle sorelle di vita della ragazza uccisa a Napoli e lasciata nella sua auto nei pressi della Stazione, abbiamo solo questo modo per comunicare il nostro intento di non abbandonarle nelle nostre lotte contro il femminicidio.

Alla ragazza stuprata in provincia de L’Aquila e ridotta in gravissime condizioni da un ignoto o da ignoti, auguriamo di guarire presto dalle ferite più esterne. Per guarire da quelle più profonde e per risarcirla di questa terribile frattura inferta alla sua vita, ai suoi studi, ai suoi amori, ci vorrà molto di più. Quel qualcosa che dovrebbe fare lo Stato, molto meno di quello che ragionevolmente sarebbe necessario,  è stato dirottato per metà  sulle diocesi  della Regione Abruzzo, e per l’altra metà alla Consigliera di parità (fonte Pezzopane). Il centro antiviolenza de l’Aquila che potrà curasi delle ferite più gravi, ha subito il furto delle risorse necessarie. Noi comunque ci rivolgeremo alle donne del Centro antiviolenza de l’Aquila, perché con la vittima avranno bisogno del nostro sostegno, nel lavoro che continueranno a fare nonostante tutto.

Alla giovane madre in attesa, di 17 anni picchiata e segregata a Napoli, possiamo rivolgerci attraverso le meravigliose donne di Scampia, che sapranno come rendere accogliente per lei il suo quartiere. E ci rivolgiamo alle donne del Centro antiviolenza del Comune di Napoli, col nostro sostegno di dempre, nella lotta per andare avanti, mentre la Regione tiene in ostaggio il denaro destinato dall’Europa, per non chiudere.

Napoli,  12/02/2012
UDI Napoli

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Sul presunto ‘coprifuoco’ a scampia e la mobilitazione di Twitter

Postato il: febbraio 4, 2012 da admin No Comments

L’associazione DREAM TEAM - Donne in rete sottoscrive in pineo il comunicato stampa diffuso dal Centro Territoriale Mammut, riportato di seguito:

Il Centro Territoriale Mammut fa parte del Comitato Spazio Pubblico, avendo tra le sue principali finalità quelle di liberare lo spazio di tutti, innanzitutto dalla paura e dalla logica securitaria che vede nei luoghi “non privati” il pericolo del nostro tempo. Finalità perseguita con la mediateca, con i laboratori con bambini,  ragazzi e migranti, con le giornate d’arte, di sport e di vita varia che il Mammut e le altre associazione del territorio organizzano quotidianamente in piazza Giovanni Palo II e in altre strade e vialoni della città.
Per questo è ben venuto chiunque decide di uscire dalle vie virtuali e, anche se per un giorno solo, decide di vivere le vie della sua città a Scampia. Scampia non è di nessuno, tantomeno delle associazioni e dei gruppi che la popolano. E chiunque voglia aggiungersi nel quotidiano avrà la nostra accoglienza.

Invitiamo tuttavia chi ha il “potere” della comunicazione di massa (includendo nella massa anche il popolo di Twitter) a fare molta attenzione, soprattutto in momenti delicati come questi. E’ fatto noto che nell’area nord di Napoli ci sono giorni di tensione, dovuti ad un assestamento tra i poteri camorristici locali. Ma seminare  panico e paura, diffondendo notizie infondate su “coprifuoco” e diktat della camorra, può servire solo ad “occupare” Scampia e Napoli con la paura che nasce dalla menzogna, seminando  panico e false  illusioni sulla forza della camorra stessa. Affrontare la “questione Scampia” in questo modo denota soprattutto ignoranza rispetto a questo territorio, e ai meccanismi stessi con cui funziona la criminalità organizzata.
Rispettiamo nella maniera più assoluta la buona fede di chi si è aggiunto al popolo della rete, pensando di fare del bene nell’onda mediatica del momento. E condividiamo l’idea che non sia accettabile, in alcun modo, che in nessun quartiere di Napoli, Scampia compresa, le persone debbano avere paura ad uscire di casa. A qualsiasi ora del giorno e della notte.

Lo stesso rispetto chiediamo a chi, in buona fede, sta contribuendo alla costruzione mediatica che vuole Scampia divisa in buoni e cattivi, alimentando l’immagine di questo quartiere come quartiere del male. Ripetiamo, la divisione della realtà in buoni e cattivi, non serve ad altro che ad una costruzione letteraria e giornalistica, per  rendere più interessante le storie da raccontare. Tutto questo non è niente di nuovo, e fino ad oggi non è servito ad altro che ad alimentare la spirale di criminalità, miseria, abbandono in cui vive il quartiere.
Ci auguriamo che le belle energie che si sono mobilitate in questi giorni, riescano invece a svincolarsi dall’onda mediatica e dell’entusiasmo del momento, aggiungendosi con discrezione e nel rispetto di chi a Scampia ci vive, a quanto di vivo e forte nel quartiere si muove da anni. Invitiamo tutti a riprendersi strade e piazze di Scampia con il Carnevale del Gridas che si terrà domenica 19 febbraio 2012. E a chi vuole dedicare qualche ora in più, a rinforzare le fila di chi si impegna nelle strade e negli altri spazi del quartiere e della città. Invitiamo ad indignarsi per la chiusura dei tanti progetti che non hanno più fondi e che, inevitabilmente, porterà all’azzeramento dei presidi  che sul territorio sono nati in questi anni. Invitiamo tutti ad aggiungersi alle tante richieste di  associazioni e cittadini, perché sul territorio possa nascere un’altra economia di vita (unica vera alternativa al sistema camorra), a partire da piccole misure di ripresa degli spazi pubblici del quartiere e dalla condivisione quotidiana delle gioie, delle paure e dell’esistenza di bambini, ragazzi e adulti di Scampia e del resto del mondo.

Il Centro Territoriale Mammut

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Occupy Scampia: “Una trovata mediatica che non ci aiuta”

Postato il: febbraio 3, 2012 da admin No Comments

Tende sul modello Wall Street per rispondere al riacutizzarsi della faida e al presunto coprifuoco che grava sul quartiere. L’ultima adesione quella degli occupanti del teatro Valle di Roma. Le tante associazioni impegnate sul territorio, a partire da Gridas, Centro Hurtado e Mammut , però, non ci stanno: “I problemi ci sono di certo, ma non ci servono liberatori”.

“Non sapremmo neppure dove metterle le tende, gli spazi del quartiere sono già occupati da una miriade di iniziative culturali, sociali e politiche”. Martina Pignataro, figlia di Felice, l’artista che ha colorato i muri di Scampia e dato vita alla straordinaria esperienza del Gridas, liquida così l’iniziativa di Occupy Scampia rilanciata da Twitter e Facebook dopo la notizia del presunto coprifuoco che graverebbe sul quartiere. Le sue sono le parole di chi “occupa” in modo permanente da decenni la periferia a nord di Napoli. “Proprio in questi giorni stiamo preparando l’edizione del trentennale del Carnevale, una festa per celebrare il grande impegno civile del quartiere, e teniamo i laboratori di sera tardi. Vengono in tantissimi, del coprifuoco noi non ci siamo accorti”, spiega Martina, “Partecipazione e impegno qui non sono mai mancati. Serve piuttosto dare risposte concrete al bisogno di occupazione di tantissimi ragazzi che non trovano un lavoro”.
 
Un punto su cui insiste il presidente di ArciScampia Antonio Piccolo, nel suo centro sportivo ospita oltre cinquecento ragazzi, che al di là dell’attività prevalente del calcio, in rete con le altre associazioni, sono coinvolti in una miriade di iniziative culturali: “Qui serve che si realizzi presto il polo universitario, che terminino i lavori della metro, che si incentivi lo sviluppo del settore terziario, che insomma si apra un dibattito politico sul rilancio complessivo del quartiere”, dice, “Posso capire lo spirito positivo di chi ha promosso l’iniziativa, ma non ci servono manifestazioni estemporanee. E poi francamente non mi piace l’espressione Occupy, lascia intendere che a Scampia non ci sia nulla. Suona offensivo per chi nel silenzio mediatico si impegna nel silenzio per dare opportunità al quartiere”.
 
L’immagine di un quartiere sotto assedio, con negozi serrati e abitanti chiusi in casa, non trova pieno riscontro neppure nella testimonianza di Chiara Ciccarelli. E’ tra le responsabili del Centro Mammut , un presidio storico in piazza Giovanni Paolo II, protagonista di laboratori per bambini, migranti, attività di ricerca-azione sociale e iniziative letterarie. “Mi muovo nel quartiere come ho sempre fatto. Certo non possiamo negare che la tensione dopo gli ultimi omicidi si sia acuita, ma anche durante la faida abbiamo sempre continuato a fare il nostro lavoro normalmente. Quello che non è normale è l’abbandono che troppo spesso riscontriamo da parte delle istituzioni. Sono mesi, ad esempio, che chiediamo la sistemazione dell’illuminazione di alcune strade”, spiega. Anche il Mammut è impegnato in questi giorni a dare il suo contributo al Carnevale, per venerdì 3 febbraio ospiterà la presentazione del libro “I figli di Archimede” del maestro elementare Oreste Brando su nuove prospettive didattiche nella scuola dell’obbligo: “Se quelli di Occupy vogliono dare una mano ben vengano. Possiamo incontrarci e ragionare su altre iniziative da mettere in campo. Ma senza fretta. Qui tra le associazioni c’è grande collaborazione, tutte realtà in grande fermento, ma ci imponiamo di lavorare secondo una programmazione”.
 
A chi lavora a Scampia, insomma, non va giù, l’idea di un’iniziativa che per ora sembra solo mediatica e che pare disconoscere il lavoro decennale dell’associazionismo. Quasi sempre nel silenzio queste realtà si sono opposte all’abbandono e al degrado della periferia: “Incontri letterari, eventi teatrali, sport, festival del cinema e mai un rigo sui giornali, poi basta evocare la camorra e subito si accendono i riflettori. Così si fa solo del male alla stragrande maggioranza degli abitanti del quartiere che vivono onestamente e con grande impegno sociale”, attacca Patrizia Palumbo, presidente dell’associazione DREAM TEAM – donne in rete e tra le referenti del Centro Alberto Hurtado. “Gridas, Mammut, Palestra Maddaloni, Chi Rom e chi no…, la cooperativa l’uomo e il legno, l’ Arci, la Casa Arcobaleno e di sicuro dimentico molte altre associazioni. Non c’è strada a Scampia che non sia animata da attività sociali e non c’è giorno  che passi senza un evento. Non ci servono liberatori.  Qui è tutt’ altro che un deserto”.
 
Luca Romano
fonte: www.napolicittasociale.it

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